...un sistema che opera eternamente il Bene, ma realizza sempre il Male.
Massimo Fini
Il terrore durante la rivoluzione francese, incisione dell'epoca
Nelle attività umane, nelle passioni, nei propri interessi, nel lavoro, in ogni aspetto del vivere quotidiano, ogni azione si caratterizza dalla presenza di una finalità, uno scopo, e di conseguenza di un mezzo per conseguire tale fine.
Nel pensiero comune si è fatta strada nel tempo l’idea che per raggiungere un nobile fine potesse essere in qualche modo necessario, e quindi accettabile, anche l’utilizzo di mezzi non altrettanto nobili: un atto discutibile potrebbe quindi divenire ammissibile nel momento in cui venisse compiuto per una buona ragione.
In altre parole, “il fine giustifica i mezzi”, come recita il celebre detto attribuito a Machiavelli.
Eppure, a ben guardare, questa frase descrive perfettamente il modo in cui il male agisce e si propaga, ed il modo in cui si giustifica.
Raramente il male si ritrova nel “fine” da raggiungere, non sempre là è riconoscibile.
Il male si annida nel mezzo, che di volta in volta viene scelto per raggiungerlo, quel fine.
Ed il XX secolo è stato emblematico, da questo punto di vista: ideologie scintillanti, obbiettivi superiori hanno fatto la loro comparsa, e per la loro realizzazione non si è badato al prezzo da pagare.
Che il fine da raggiungere fosse l'uomo nuovo, oppure una generica eguaglianza, un appiattimento delle divisioni, il mezzo “necessario” è sempre stato identico: milioni di morti.
Vi erano obbiettivi da raggiungere, e davanti ad essi nessun sacrifico era eccessivo.
Un “fine” sacro, e nel mezzo il disastro.
La nostra stessa consapevolezza moderna ebbe il suo battesimo rituale nella rivoluzione francese del 1789: si celebrò allora la fine dell’oppressione dell’uomo sull’uomo, si sancì l’eguaglianza tra gli esseri umani, si elevarono odi e panegirici alla Dea Ragione.
Nel mentre, migliaia di teste rotolavano nelle piazze; nel nome della fratellanza, quelle teste rappresentavano un piccolo prezzo da pagare in vista della meta a cui gli spiriti liberi anelavano.
Nessun sacrifico era eccessivo dinanzi ad un fine talmente elevato.
Poi toccò a Napoleone, salutato dai più grandi intellettuali del suo tempo come colui che avrebbe diffuso tali nobili ideali in tutta Europa.
Ancora una volta, battaglie, morti e desolazione furono il mezzo necessario per ottenere tale splendido fine.
La storia dell’Europa proseguì sempre con lo stesso copione.
Nel tempo cambiarono gli obbiettivi: nel XIX secolo le potenze coloniali perseguirono il sacro compito di diffondere la civiltà al resto del mondo, e i selvaggi che non compresero la sacralità di tale sforzo dovettero necessariamente essere eliminati.
Dopodiché arrivò il secolo delle grandi ideologie, dove, nel tentativo di creare paradisi in terra, da una parte del globo si mandavano i dissidenti a milioni nei gulag, mentre nel cuore del vecchio mondo si sterminavano i difettosi e i diversi per purificare la razza umana.
Oggi invece le bombe cadono nel nome della democrazia e della libertà: i popoli che ancora non hanno compreso la superiorità morale di tale operazione vanno giustamente “stimolati”.
Ancora una volta, qualche milione di morti è un giusto prezzo da pagare.
Il mezzo necessario, giustificato dal fine.
Ecco quindi che nello studiare la storia ci si rende conto che il “male” si manifesta in modo costante: guerre, morti, devastazioni.
Ed ogni volta si scopre che dietro ad ogni grande eccidio vi era un motivo che da qualcuno veniva considerato “nobile”, talmente importante da far apparire le vite umane facilmente sacrificabili dinanzi ad esso.
Si potrà obiettare che spesso quelli stessi ideali fungevano da paravento, ed ipocritamente venivano utilizzati quale scusante per perpetuare i peggiori delitti.
Questo è sicuramente vero, ma in ogni caso che il perseguire sinceramente tali obbiettivi fosse sincero o meno, nella pratica è questione ininfluente.
Inoltre, i peggiori delitti sono stati compiuti nel tempo proprio da coloro che nei loro ideali superiori credevano ciecamente e sinceramente, che si trattasse della egalitè, dell’abolizione delle classi sociali, della creazione dell’uomo nuovo oppure della diffusione della democrazia.
Tutti questi fini possono essere giudicati realmente meritevoli o meno, più o meno condivisibili, ma quello che maggiormente conta è il modo in cui si è intenzionati a procedere per metterli in pratica.
Così come la vita di un uomo non verrà giudicata da quello che in essa ha conseguito, ma dal modo in cui lo ha ottenuto, ed il buon pellegrino non è colui che sceglie una grande e lucente cattedrale quale meta, ma colui che percorre la strada migliore.